Lettere appassionate di Frida Khalo

La pittrice rivoluzionaria messicana Frida Khalo è entrata nel mito non a torto e queste sue lettere nell’edizione del 2002 sono curate da M. Zamora e tradotte da M. Martignoni.

Trama

Molte sono le lettere nelle quali l’artista messicana Frida Kahlo dedicate alla sua vita, alla sua arte, a ciò che viveva ed ha segnato traumi nella sua coscienza ma gli ha anche dato modo di divenire un icona passando alla storia come poi fece. Frida nasceva nel 1907 e moriva a soli 47 anni, attualmente questa artista viene considerata come una delle pittrici più significative della storia dell’arte e della società del 900.

Frida Khalo contrasse la poliomelite da bambina e l’incidente che visse a 18 anni la portò all’invalidità, in aggiunta tale incidente la costrinse di fatto ad una serie di operazioni.

Queste lettere raccolgono il mondo di Frida Khalo, quelli che erano i suoi sogni, l’artista scrive dei suoi amori ed anche della sua passione politica rivolta verso il marxismo. Il questo libro sono anche presenti innumerevoli iconografie in bianco e nero che fanno da corollario a parole e pensieri della pittrice, che fu nei fatti un artista a tutto tondo portando sulle sue tele lo strazio della sua anima ed il riscatto assieme.

Ogni libro scritto e che riguarda Frida Khalo suscita emozioni, la sua vita, la sua storia, spaccati di macro storia narrati attraverso la sua vista, sono lo scenario che ci si aspetta neanche troppo ingenuamente, quando si ha a che fare con questa artista e sui libri che la raccontano o che raccolgono le sue stesse scritture come nel caso del libro di cui oggi vi parlo.

Il coraggio e la forza di questa donna sono un esempio di come affrontare le difficoltà che la vita mette davanti, le sue opere sono il canale attraverso il quale la pittrice messicana trasmuta la vita ed i dolori della stessa, in emozioni, non si resta indifferenti neanche dinanzi ai suoi scritti.

Le sue lettere sono lettere d’amore di una giovane, ci sono anche quelle di Frida adulta, e la passione trasmessa sembra quasi essere palpabile, il libro si legge con altrettanta passione.

Il dolore che Frida provava, traspare dalle pagine di queste lettere appassionate, non è mai citato direttamente ma lo si legge in modo indiretto, la Khalo ha direzionato il dolore, lo ha espresso dirigendolo, non l’ha sottaciuto per ego, il suo coraggio è esattamente questo, ed è questo il vero coraggio, immergersi in ciò che la vita porta e imparare a farne un proprio strumento per l’anima, e questa donna ha saputo far questo.

In queste lettere si legge dell’amore per Alejandro Gomez Arias, che si trovava assieme a lei sull’autobus dove avvenne il suo incidente, poi Frida sposò Diego Rivera, per lasciarlo quando venne tradita per poi tornare a distanza di anni con lui. Frida Kahlo ebbe una psiche profonda, lacerata, ricostruita a più riprese nella sua vita, come un vulcano dormiente che si sveglia quando è opportuno dare vita a nuove terre, e le lettere raccolgono come uno scrigno tutto questo.

La bambina senza nome

“Avevo quattro anni e stavo sgranando piselli nell’orto vicino a casa. E’ uno dei primi ricordi che ho di me stessa. Una mano mi afferra da dietro, mi schiaccia uno straccio sulla bocca e il cielo diventa improvvisamente nero. Poi sono stata abbandonata nella giungla colombiana. Ricordo rumori terrificanti tutto intorno e la sensazione di soffocare, con tutta quella vegetazione che mi sovrastava. Cercavo la strada di casa, mi sentivo intontita, spaventata e affamata. A un tratto mi sono vista circondata da un branco di scimmie. Mi hanno accolta , adottata e per cinque anni ho vissuto con loro. Fino a quando due cacciatori mi hanno trovata. Ho conosciuto così tanta cattiveria da allora che mille volte ho rimpianto quel giorno. Mi ci sono voluti anni per ritrovare la strada, una qualunque strada, che mi portasse alla libertà.”